– Verona –

La città di Romeo e Giulietta, la città dell’amore: Verona.

La permanenza in questa fantastica città è stata a dir poco breve, il tempo di vedere il Balcone di Giulietta, la sua tomba, l’arena, qualche scorcio per poi scappare via verso Bassano del Grappa. Paesino, quest’ultimo, conosciuto appunto per la sua buonissima Grappa.

La città scaligera, nota come luogo della tragedia di “Romeo e Giulietta”, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la sua struttura urbana e per la sua architettura: Verona è un chiaro esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti; rappresenta inoltre in modo eccezionale il concetto di città fortificata in più tappe determinanti della storia europea. 

La città sorge lungo le rive del fiume Adige, nel punto in cui questo entra nella pianura Padana e forma un caratteristico doppio meandro, a una trentina di chilometri a est del lago di Garda. È situata a 59 metri sul livello del mare, ai piedi dell’appendice meridionale dei monti Lessini: il colle San Pietro. Inoltre si trova nell’unico punto in cui l’arco alpino meridionale (o italiano) diventa convesso rispetto ai 3 grandi archi concavi presso Cuneo, Varese e Udine.

Anticamente la città era un punto nodale di tutti i sistemi di trasporto terrestre e acquatico dell’Italia nord-orientale. Al tempo dei Romani, infatti, era il punto di incontro di quattro strade consolari: la via Gallica, la via Claudia Augusta, il vicum Veronensium e la via Postumia. Ancora oggi Verona costituisce un importante nodo geografico – stradale, ferroviario e autostradale -, al crocevia tra le direttrici che collegano l’Italia centrale e nord-occidentale con il passo del Brennero. 

Verona ha un clima dominante continentale, con un microclima influenzato dall’area urbana e dal sistema prealpino che determina temperature leggermente superiori alle limitrofe zone di pianura. In estate le temperature sono piuttosto elevate mentre in inverno sono rigide, l’umidità relativa è elevata durante tutto l’anno, specialmente nei mesi invernali, quando provoca il fenomeno, sempre meno frequente, delle nebbie, che si verificano per lo più a partire dal tramonto fino a tarda mattina. Le temperature medie di luglio si mantengono superiori ai 24 °C, mentre la temperatura media a gennaio è di circa 2,5 °C. Le precipitazioni si concentrano tra fine aprile e inizio giugno, e tra ottobre e inizio novembre, con un picco ad agosto, che si è dimostrato in media il mese più piovoso dell’anno. L’inverno, da fine novembre fino a marzo, è il periodo meno piovoso, con una media di poco superiore ai 50mm per mese, nonostante sia il periodo più umido.

Gli storici latini hanno accreditato a Euganei, Reti, Veneti, Etruschi o Galli Cenomani le origini di Verona. Durante il periodo imperiale la città divenne un nodo strategico ancora più importante, poiché fu utilizzata come base temporanea per le legioni. Sotto l’imperatore Vespasiano la città raggiunse l’apice della ricchezza e dello splendore: l’ultima grande opera, nel I secolo, fu l’Arena, costruita poiché la città, che aveva ormai superato i 25.000 abitanti, aveva bisogno di un grande edificio per permettere a tutti gli abitanti di assistere agli spettacoli. Verona si trovò poi investita anche dalle invasioni barbariche, essendo il primo baluardo dell’Italia alle discese dal nord Europa. Per questo l’imperatore Gallieno, nel 265, fece allargare le mura della città fino a includervi l’Arena, fortificandola in soli sette mesi. 

Verona è una delle maggiori città d’arte d’Italia per le sue ricchezze artistiche e archeologiche. La città ha uno sviluppo complesso, ma due opere murarie ne accentuano la divisione tra parte romana e moderna (fino alla seconda metà dell’Ottocento): da una parte le mura romane che circondano il cuore della città tra porta Borsari, porta Leoni e le mura di Gallieno, dall’altra la cosiddetta circonvallazione interna con fortilizi rinascimentali (completati sotto gli austriaci). Nella Verona antica è sensibile l’opera restauratrice di Cangrande della Scala: il forte impatto visivo dato dal colore rosso dei mattoni degli splendidi palazzi gotici è temperato dal sapiente utilizzo dell’antico marmo bianco romano; opera, questa, frutto della politica scaligera di ritorno ideale ai fasti imperiali. Da qui la nuova urbs marmorea, rifulgente nel bianco lastricato di piazza delle Erbe, al centro della quale troneggia luminosa la fontana di Madonna Verona, composta di parti provenienti dalle antiche terme romane.  

Anche grazie a William Shakespeare Verona è oggi una città ampiamente conosciuta e ammirata nel mondo, e proprio in funzione shakespeariana sono presenti nel mondo numerose località di nome Verona: le varie Verona statunitensi, canadesi e australiane nascono dalle sue opere. Shakespeare non visitò mai Verona ma la conobbe attraverso scritti di Luigi da Porto, Masuccio Salernitano e Matteo Bandello, che lo ispirarono per la sua opera più famosa, la tragedia di Romeo e Giulietta. Il Bardo aveva probabilmente un rapporto particolare con l’immagine che si era creato della città, tanto che è menzionata anche ne “I due gentiluomini di Verona” e “La bisbetica domata”. Nelle sue lettere il poeta sottolineava come i veronesi sostenessero con ostinazione l’autenticità della storia di Romeo e Giulietta, d’altronde la rivendicazione della veridicità della leggenda e l’identificazione dei luoghi dove la vicenda si sarebbe svolta erano cominciate già molto tempo prima: il primo luogo a essere “riscoperto” fu la tomba dei due amanti, identificato nel Cinquecento in un sepolcro vuoto in marmo rosso veronese, nei pressi di un convento. Furono molti i nomi famosi che resero omaggio ai due amanti in questo luogo, tra cui Madame de Staël, Maria Luigia d’Austria, Heinrich Heine, Charles Dickens e lo stesso George Byron. Le tomba venne spostata prima dall’orto del convento al chiostro e nel 1868 al coperto, ma la sua sistemazione definitiva si ebbe solo nel 1937 grazie all’opera di Antonio Avena: essa venne spostata all’interno di una loggia in Romanico veronese che venne risistemata in chiave scenografica con l’utilizzo di due vani sotterranei trasformati in una cripta gotica. Contemporaneamente vi fu la sistemazione della casa di Giulietta, identificata in una casa medievale dotata dello stemma di un cappello, dimora della famiglia Capuleti. A seguito dei rimaneggiamenti sette-ottocenteschi risultava essere diventata una casa popolare a ringhiera, anche se la stretta facciata in cotto evocava ancora il Medioevo. Così Antonio Avena fece impiego di materiale di spoglio e andò a inserire un nuovo balcone costituito da un lastrone di marmo che era in stato di abbandono nel cortile del Castelvecchio. La spregiudicata opera di restauro fece diventare la casa di Giulietta nuova immagine simbolo di Verona, insieme all’Arena. L’ultimo luogo in ordine cronologico a essere riconosciuto è la casa di Romeo, la quale mostra ancora oggi intatta la sua natura e aspetto di casa fortificata. Più che i singoli luoghi legati alla tragedia però è l’idea della splendente Verona medievale in cui si sarebbe svolta la vicenda di cui si sono innamorati turisti, spettatori e lettori, il cui profumo si respira ancora tra le strette e folcloristiche vie del centro. Sono comunque effettivamente esistite a Verona due famiglie di nome Montecchi e Capuleti (o Cappelletti): i Montecchi, importanti mercanti veronesi, furono coinvolti in lotte sanguinose per il controllo del potere a Verona, anche se non si hanno notizie di rivalità con la famiglia dei Capuleti. Si ha invece conoscenza della presenza dei Capuleti fino agli anni della permanenza di Dante a Verona, nell’attuale casa di Giulietta, dove la loro presenza è testimoniata dallo stemma del cappello sulla chiave di volta dell’arco nel cortile dell’edificio, dove, a inizio Novecento, è stato ricostruito il famoso balcone: quindi la casa di Giulietta è la reale casa dei Capuleti, anche se la storia d’amore è frutto della fantasia shakespeariana.

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Informazioni e Storia: Wikipedia

Photographer: Rita Anzano

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